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Chi non l'avesse fatto deve leggere questo vecchio-nuovo libro di Giancarlo De Cataldo: Terroni.
De Cataldo è uno degli scrittori più autentici di questo malandato Paese. Non lo dico per amicizia, che pure c'è, ma per una dolce e tarda consapevolezza. Lo dico per le pagine di questo volume che sto divorando ma anche per le molte altre che ho già letto. Trovandomici bene e trovandomici male.
Perché De Cataldo è proprio in questo, più di ogni altra cosa, scrittore: è fallibile. Può divenire molle o troppo tagliente. di genere oppure no, ma avrà sempre un progetto, che vuol dire un punto di vista e la realtà che vi ha incontrato.
E vorrà assolverlo scrivendo perché è così che quel progetto è nato. E rischierà il fallimento o il successo; e avrà paura e si ritirerà o virerà prudente di un giusto numero di gradi o andrà avanti. Sempre sulla sua carne, sempre dichiarandolo.
Andate a leggervi i capitoli Luoghi e Mafiosi ed eroi. Guardate come tratta la polvere dorata dei ricordi e il rimorso per scelte sbagliate. Gustatevi l'assenza di indugio e di pudore.
Sono ormai dissuaso ai giornali italiani ed è per questo che ho potuto non essere avvertito della nuova campagna editoriale di Repubblica, in realtà scoperta soltanto ieri sul web.
Come molti di voi sapranno, si tratta della pubblicazione di undici tra i migliori romanzi delle "migliori firme del noir italiano". Camilleri, Ammanniti, De Cataldo, Lucarelli, Fois, Machiavelli e via per questa strada fino a Scerbanenco. In realtà, la collana raccoglie giallisti puri insieme a noiristi convinti. Ad ogni modo, Repubblica non è la prima volta che unisce editorialmente l'estate al giallo/noir - perché la spensieratezza va con la spensieratezza - ed immagino che molti degli amanti del genere stiano aspettando con gioia di poter acquistare questi volumi ristrutturati a copertina rigida dagli art director del "grande giornale italiano" e pronti per guarnire le case degli italiani.
Ecco, faccio appello a tutti costoro: non acquistateli, per pietà!
Si è sviluppata qualche anno fa una discussione sul valore del giallo e del noir come letteratura tout-court. I detrattori ne parlavano come di una letteratura di serie B, cosa che sostenevano di ogni letteratura di genere. I cultori, sostenevano che il giallo/noir fosse una letteratura - loro dicevano l'unica - in grado di graffiare la realtà e raccontarla anche nei suoi aspetti più sordidi e deietti.
Bene, i primi persero mentre i secondi non vinsero. E lo decise il pubblico. I primi persero perché, normalmente, non vendono. I secondi non vinsero perché, nel tentativo di fare un'epica della cronaca nera, incontrarono i grandi numeri delle vendite, conobbero il bordello del denaro e vi sguazzano allegramente.
Il giallo/noir in Italia ha invaso ogni pubblicazione: pare che ogni libro che si pubblichi debba possedere almeno un accenno di mistero delittuoso per poter arrivare alle stampe. E, quando non c'è, ci pensano gli editor a trovarlo o a richiederlo. Nello stesso tempo, il giallo/noir ha miseramente fallito l'obiettivo di raccontare la realtà, sia linguisticamente che temporalmente.
Temporalmente, perché i romanzi trattano storie passate o, quando sono attuali, lo sono in maniera vaga. Non è stata creata nessuna epica, si è solo rimestato nell'immaginario collettivo già costruitosi attraverso la televisione.
Linguisticamente, perché non vi è stata nessuna invenzione significativa. Il più delle volte, c'è la riproposizione del classico modello nato negli USA con protagonista, antagonista e dark lady. Anche il dialetto fantasioso di Camilleri, non serve a raccontare la Sicilia, ma soltanto ad immergere la narrazione in un orizzonte fiabesco, letterariamente comodo e florido: la mescolanza, sempre buona in Italia, di commedia e tragedia. Mai andare fino in fondo con gli italiani, concedere sempre una via d'uscita!
Insomma, in Italia il successo del giallo/noir è lo specchio della mediocrità dei suoi lettori.
Quindi, faccio appello...